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venerdì 22 marzo 2013

MOVIMENTO POPOLARE DEL LAVORO E DELLA COOPERAZIONE


  

                                                 
MOVIMENTO POPOLARE DEL LAVORO E DELLA COOPERAZIONE 






  http://youtu.be/5SF2fRpB7oc        
Roberto  Saviano - La Costituzione Italiana

Giustizia sociale, fiducia, democrazia - Stefano ZAMAGNI 
http://youtu.be/tKnTo7BxKmY  

www.movimentodellavoroedellacooperazione.blogspot.com  


                                  “  STATUTO  “
DEL  MOVIMENTO  POPOLARE  DEL  LAVORO  E  DELLA  COOPERAZIONE :

ART. 1 )  ESSO NON E’ UN PARTITO POLITICO , NE’  UN’ASSOCIAZIONE , MA E’ UN LIBERO MOVIMENTO POPOLARE DI OPINIONI  E  PROPOSTE  IN MATERIA ECONOMICA E SOCIALE, CHE NEL  PIENO  RISPETTO  DEI PRINCIPI  E  NORME  COSTITUZIONALI,  HA  COME  ANIMA CONDUTTRICE  E  FINALITA’  LE  PROPOSTE  CONTENUTE   NEL    “ PROGETTO “  CHE FA PARTE INTEGRANTE DI ESSO;

ART.2 ) IL  SIMBOLO DEL MOVIMENTO E’ RAFFIGURATO DA
“  SOLE  RAGGIANTE  SU  ORIZZONTE  MARINO “

ART.3 )  CHIUNQUE  PUO’  ISCRIVERSI  PER  VIA TELEMATICA  AL  MOVIMENTO,  IN  MODO  ASSOLUTAMENTE  GRATUITO,  E  IN  QUALSIASI  MOMENTO  PUO’  REVOCARE , COMUNICANDOLA, LA  PROPRIA  ISCRIZIONE  SENZA  CONDIZIONE  ALCUNA;

ART.4 ) CHIUNQUE   DEGLI  ISCRITTI  AL  MOVIMENTO  PUO’ ESPRIMERE LIBERAMENTE   IL PROPRIO  VOTO , SIA  SU  EVENTUALI  PROPOSTE  DI  MODIFICA  ALL’INTERNO  DEL  PROGETTO, SIA  SULLA  ELEZIONE  DEI  COORDINATORI  ,  VUOI  A LIVELLO  LOCALE  VUOI  A  LIVELLO CENTRALE, MA IL  VOTO   VA  ESPRESSO  ESCLUSIVAMENTE   IN VIA TELEMATICA ATTRAVERSO IL  PREPOSTO  SITO   ED  OGNI DELIBERAZIONE IN  MERITO   SARA’  VALIDA  SOLTANTO  SE  AVRA’  RAGGIUNTO  UN RISULTATO  FAVOREVOLE  DI  ALMENO  DUE  TERZI  DEL  NUMERO  COMPLESSIVO  DEGLI  ISCRITTI  AL  MOVIMENTO  STESSO.               I  RISULTATI  ELETTORALI  VANNO  RESI  PUBBLICI  ATTRAVERSO  IL  SITO  DEL  MOVIMENTO.


La vita e il vero sviluppo sociale di un Paese non può che fondarsi   e soltanto sul   “ LAVORO “ , quello intellettuale e fisico , e mai e poi mai un Paese può crescere politicamente e socialmente se brucia  le sue risorse attraverso le attività speculative finanziarie, attraverso la falsa ricchezza e accumulo di denaro non proveniente da reali attività di lavoro e da una reale produzione di beni e servizi sociali.
In questi momenti di crisi economica globale , l’Italia , pur in una situazione molto difficile a causa dell’elevatissimo debito pubblico, ha ancora  grandi  risorse nelle capacità umane, di  invenzione e di volontà di operare ; ciò è dimostrato dalla attuale esistenza di molteplici piccole e medie imprese , in campo agricolo , artigianale , industriale e nel settore dei servizi, che si fanno ancora valere , all’interno e all’estero, per l’alta qualità dei loro prodotti.
Al momento, però,  la crescita è quasi ferma, la produzione lavorativa è su indici molto bassi , e ciò è determinato non soltanto per la mancanza di reperimento di risorse ed aiuti economici , ma anche per una sorta di gestione della politica e di Governo , preoccupata principalmente e in modo rigido, al reperimento di denaro nel vano tentativo di abbassare in misura determinante il debito pubblico e di contrastare le manovre finanziarie di natura speculativa ; un sistema basato soprattutto attraverso l’imposizione di tasse e di balzelli vari , sin da determinare un progressivo impoverimento della società e una drammatica sfiducia che investe il mondo del lavoro e delle imprese. Un pericoloso disorientamento e frazionamento di risorse che rischiano ogni giorno di più di indebolirsi e che cercano e a volte vi riescono a trovare altre vie di uscita, trasferendosi fuori dal nostro Paese.
Come si può frenare  questa emorragia ?  Si può, realizzando una       “ ECONOMIA DI COMUNIONE”    . Cioè , attraverso la realizzazione di varie forme di aggregazione delle risorse , costituendo sistemi di COOPERAZIONE  fra attività  di lavoro congeniali , capaci di sviluppare una rete di produzione di beni e di servizi nell’ambito delle diverse realtà locali del nostro Paese. Alcune di queste iniziative sono già state create, ma necessitano di  espandersi in tutto il territorio nazionale.
Però , una vera riorganizzazione sociale del lavoro basata sul sistema cooperativistico , DEVE  essere supportata da una idonea politica di Governo , da Istituzioni dello Stato che siano efficienti e capaci di  garantire le condizioni di base , sotto il profilo economico, fiscale e legislativo, al fine di poter consentire al sistema di  realizzarsi  e di crescere.   
Necessita , pertanto  e innanzi tutto, una “  nuova politica” , una vera riforma del sistema elettorale, che restituisca al popolo il diritto di scegliere direttamente i propri rappresentanti politici , ma nel contempo  è necessario che urgentemente  i cittadini si riorganizzino sotto l’aspetto politico al fine di poter realizzare e sostenere :   IL  PROGETTO  PER IL BILANCIO DEL BENE COMUNE " attraverso  la  costituzione del presente " MOVIMENTO POPOLARE DEL LAVORO E DELLA COOPERAZIONE"
 Un  Movimento che offra in modo chiaro e semplice, un PROGRAMMA politico concreto, in materia economica e sociale, impostato per la realizzazione di un “ciclo virtuoso “  , composto dei seguenti fattori essenziali :  Lavoro, Sicurezza, Produzione, Risparmio, Investimenti sulla ricerca e su innovazioni strutturali.
In materia di lavoro e produzione l’elemento coagulante deve essere la “ cooperazione”  , sia fra varie congeniali realtà di impresa ,  ( industriale, agricola, artigianale, commerciale ,  di servizi , etc...) , le quali , per trovare uno sbocco dalla crisi economico-finanziaria - organizzativa in cui versano, provino a reperire le risorse necessarie alla ripresa della produttività attraverso forme di associazione  e  di aggregazione, sotto l'aspetto finanziario ed organizzativo, con altre imprese collegate ad una specifica rete produttiva ; bensì anche attraverso un sistema nuovo , più moderno e più adeguato alle situazioni contingenti , in ordine ai rapporti contrattuali fra dirigenti di impresa e lavoratori dipendenti ; un sistema, che pur nel pieno rispetto dei principi costituzionali e  fondamentali in materia di diritti-doveri sul lavoro, nonchè nel rispetto delle norme contrattuali di base stabilite per ogni categoria in campo nazionale,  sia caratterizzato anche da un "principio di libera contrattazione " fra le parti nell'ambito dell'impresa, che, sempre nella legalità, possano riguardare particolari accordi su diverse modalità di svolgimento del lavoro, se ciò dovesse  rivelarsi necessario per superare le difficoltà del momento o per realizzare obbiettivi volti alla migliore produzione di beni e servizi ; accordi  da stabilire attraverso un formale impegno fra le parti sia in ordine al mantenimento occupazionale sia in ordine  ai benefici economici che ne deriverebbero, a vantaggio e per il rafforzamento non solo dell’impresa stessa , ma naturalmente anche per le migliori condizioni salariali degli operatori.  
In materia di risparmio , deve essere tenuto  fermo il principio che le risorse economiche risparmiate siano gestite da appositi "Istituti finanziari" , che però siano aperti al credito nei confronti di imprese volte a realizzare  investimenti produttivi e  innovazioni strutturali, escludendo che presso tali istituti possano essere utilizzati detti depositi al risparmio per qualsiasi diversa attività finalizzata  ad  investimenti finanziari di natura speculativa.  
Per tali  motivi  è  necessario che il  “Movimento del Lavoro e della Cooperazione”  deve  fondarsi  sul seguente
                       
                   
                               P R O G R A M M A      


1) Il Movimento deve contenere il Programma , detto per il  "bilancio del bene comune ", approvato dagli aderenti al Movimento stesso ;

2)  L’organizzazione  strutturale del Movimento non deve essere di tipo verticistico-piramidale;  nel senso che alla guida politico-organizzativa e gestionale  deve presiedere un “organo collegiale”, costituito da  minimo tre , max  cinque  persone , i “coordinatori “, eletti dalla base degli iscritti, con mandato a scadenza annuale , rinnovabile non oltre tre anni;   

3) Il Movimento  deve  mantenersi  solo attraverso  autofinanziamenti  privati e deve utilizzare  i mezzi e le risorse meno dispendiose e più economicamente vantaggiose ( es.  a mezzo internet ) per i comunicati e per le consultazioni fra aderenti al Movimento ;

4) Trasparenza dei bilanci e messa in rete internet dei relativi conti e spese  di gestione  del Movimento  e formulazione  di  un "codice etico"  riguardante comportamenti ed atti da tenere da parte dei responsabili e rappresentanti politici del Movimento stesso ;

5) Esigenza di provvedimenti di semplificazione  delle procedure burocratico-amministrative  ( es. più esteso possibile ricorso alle autocertificazioni, accorpamento  di funzioni  burocratiche istituzionali  presso centri amministrativi unici zonali, con eliminazione della ripetizione  di medesime competenze burocratiche fra molteplici uffici )  in materia di autorizzazioni  per la costituzione di un’impresa  e  per  le  sue conseguenti  e necessarie attività  di gestione;

6) Esigenza di precise norme, da far valere in campo internazionale, che tutelino la originalità e la qualità dei beni prodotti dalle imprese nazionali ;

7) Costituzione di un “ Fondo  nazionale di  garanzia   per le imprese che utilizzino la forma di cooperazione “ , presso  la  Cassa Depositi e Prestiti, che sia di sostegno , attraverso mutui a tasso agevolato, alle imprese , alla loro costituzione     ( con condizioni più favorevoli per le imprese formate da giovani) e in interventi finanziari di  carattere straordinario, in caso di particolari difficoltà economiche, che non risultino generate da gravi , colpevoli  e irresponsabili comportamenti sulla gestione della impresa; 

8) Esigenza di agevolazioni fiscali nei confronti di imprese che dimostrino di avere impiegato le proprie risorse per il miglioramento  della produzione  e  per il rinnovamento delle strutture e impianti ; attività volte alla utilizzazione e alla ricerca  di  fonti di energia rinnovabili  (“energia pulita", solare, eolica, idrica, etc...) ed  alla  tutela dell'ambiente naturale;

9) Richiesta di provvedimenti legislativi  che  incentivino  e sostengano  normativamente  iniziative  volte  alla  costituzione  di  attività  di lavoro di forma  cooperativistica, sia in campo agricolo, sia artigianale che dei servizi  e  riguardo al turismo , volte al recupero di opere d'arte, che potrebbero rivelarsi anche di pregevole valore culturale, ancora sconosciute, in quanto rimaste abbandonate in luoghi sotterranei o cantine di vecchi edifici pubblici, sparsi lungo il territorio del nostro Paese;


10) Esclusione di qualsiasi forma di investimenti  finanziari di tipo speculativo e borsistico  da parte di Istituti di credito in ordine a  depositi a risparmio appositamente costituiti  da imprese in forma associativa- cooperativa  che aderiscono  al “programma” politico del “ Movimento del lavoro e della cooperazione” ;

11) Rapporti di collaborazione fra  dipendenti  dell’impresa  e  imprenditore, finalizzati  ad ottenere una maggiore e migliore produttività  ed a risultati economici che consentano  un  rafforzamento e rinnovamenti  strutturali dell’impresa, sia sotto il profilo dell'efficienza e sicurezza degli impianti, sia sotto l'aspetto dell'incidenza degli stessi sulla salubrità ambientale.   Conseguentemente, anche a decisioni concordate    (  in contrattazione di secondo livello ) fra titolari di impresa e lavoratori nell'ambito organizzativo e lavorativo della impresa su progetti volti al mantenimento e miglioramento  della produttività e quindi al miglioramento delle condizioni economiche  di tutti gli operatori  dell’impresa stessa; ove  la situazione contingente dovesse richiederlo, accordi per cercare di risolvere il problema anche attraverso il ricorso a forme di aggregazione con altre realtà di impresa, con l’impegno, sottoscritto dalle parti per il mantenimento dei livelli occupazionali,  pure attraverso la mobilità del personale.



            E inoltre ,  il “ Movimento popolare “  avanza  le  seguenti  proposte  di legge, che stabiliscano :

- 1)   LA  INELEGGIBILITA'  E  INCOMPATIBILITA'  CON L'UFFICIO DI DEPUTATO  O DI SENATORE   E  CHE NON  POSSANO  RICOPRIRE   POSTI  DI  RESPONSABILITA'  E  INCARICHI  PUBBLICI  TUTTI  COLORO  NEI  CUI  CONFRONTI  SIA  STATO   PROVATO   DI  AVERE  ABUSATO  DELLA  LORO  POSIZIONE  ISTITUZIONALE AGENDO  IN  DANNO  DEL  PUBBLICO  INTERESSE  E  DEL  BENE  COMUNE  O COMPIENDO  ATTI  IN VIOLAZIONE  DELLA  LEGGE  PENALE  ;

-  2) UNA  CHIARA  "LEGGE ELETTORALE "  CHE  CI  CONSENTA  DI  SCEGLIERE  DIRETTAMENTE  NOI  LE  PERSONE  CHE  SI  CANDIDANO  ALLE  ELEZIONI , SULLA  BASE  DI  UNA  VALUTAZIONE  DEI  RISPETTIVI  "  CURRICULA "  PERSONALI  E  DEL  PROGRAMMA  POLITICO  PROPOSTO ;

- 3) L'ATTRIBUZIONE  DI  " PERSONALITA'  GIURIDICA "   NEI CONFRONTI  DI  PARTITI  POLITICI  E  DI  SINDACATI  , CON CONSEGUENTE  OBBLIGO  DA  PARTE  DEGLI  STESSI  DI  RENDERE  PUBBLICI  I  RISPETTIVI  BILANCI  IN  MATERIA  DI  CONTABILITA'  FINANZIARIA  E  CONDIZIONE  ECONOMICA ;

- 4)  LA  RIDUZIONE   NELLA  MISURA  DEL  50 %  DEL  NUMERO  DEI  PARLAMENTARI NEL  SENATO  DELLA  REPUBBLICA  E  NELLA  CAMERA  DEI  DEPUTATI,  E L'ATTRIBUZIONE  DI  UN  TETTO  MASSIMO  DI  SEIMILA  EURO   MENSILI ( LORDE )  PRO- CAPITE  A SENATORI E DEPUTATI  ,  CON  DIRITTO  A  VITALIZIO  (  A BASE CONTRIBUTIVA  E  NON  REVERSIBILE ) DOPO IL  70° ANNO DI ETA'  E SOLO  ALLA  CONDIZIONE  CHE  LA  PERSONA PARLAMENTARE  ABBIA  SVOLTO  PER  ALMENO  DUE  LEGISLATURE  CONSECUTIVE  IL  PROPRIO  MANDATO ;

-5)  L'ABOLIZIONE  DI  OGNI  TIPO  DI  CASSA  INTEGRAZIONE  GUADAGNI  E  INVECE VENGA ISTITUITA  UNA  INDENNITA' SOCIALE  MINIMA  GARANTITA ( DI ALMENO  MILLE  EURO AL MESE )  NEI CONFRONTI  DI TUTTI  COLORO  CHE  SI TROVANO  IN UNA  CONDIZIONE  DI  DISOCCUPAZIONE  O  NON  OCCUPAZIONE ,  SOTTOPONENDO  L'EROGAZIONE  DI  DETTA INDENNITA'  ALLA  CONDIZIONE  CHE  LA PERSONA  INOCCUPATA O DISOCCUPATA  NON  RIFIUTI  LA  PROPOSTA DI LAVORO  OFFERTA ALLA STESSA  E  VENGA  PREVISTA  UNA  PENSIONE  SOCIALE  DI  MILLE  EURO  MENSILI ALLE  PERSONE  ULTRASESSANTACINQUENNI, SPROVVISTE  DI  REDDITO ;   
  
-6)  CHE  I  SERVIZI  RIGUARDANTI  LA  SALUTE , L'  ISTRUZIONE , LA  GIUSTIZIA , LA  DIFESA  E  LA  DISTRIBUZIONE  DELL'ACQUA ,  COSTITUENDO  ESSI   SERVIZI  DI INTERESSE  GENERALE  ,  DEBBANO  ESSERE  GESTITI  DA  ENTI  PUBBLICI  E  DA  ISTITUZIONI  DELLO  STATO.

-7) IN  ORDINE  ALL' APPLICAZIONE  DELL'ART.  53  DELLA  COSTITUZIONE  REPUBBLICANA ,  TUTTI  SIANO  TENUTI  A  CONCORRERE  ALLE  SPESE  PUBBLICHE  IN  RAGIONE  DELLA  LORO  CAPACITA'  CONTRIBUTIVA   E  SIANO  SOTTOPOSTI  AL  SISTEMA  TRIBUTARIO  SECONDO  PUNTUALI  CRITERI  DI  PROGRESSIVITA'  E  EQUITA'  FISCALE  ANCHE  TUTTE  LE  RENDITE  E TRANSAZIONI  FINANZIARIE  E  PATRIMONIALI ;

-8 ) UN FORTE  RECUPERO  DI  RISORSE  ECONOMICHE , DA DESTINARE  AL FUNZIONAMENTO DEI SERVIZI SOCIALI  FONDAMENTALI,   ATTRAVERSO UN’INCISIVA  E  COSTANTE  LOTTA  ALL’EVASIONE  FISCALE, ALLA CORRUZIONE E ALLA CRIMINALITA’  ORGANIZZATA, ATTUATA  CON  UNA  PIU’ EFFICACE  AZIONE  REPRESSIVA  DA PARTE  DEGLI  ORGANI  ED APPARATI  ISTITUZIONALI  A  CIO’ PREPOSTI , CHE SIANO   ADEGUATAMENTE  ORGANIZZATI  E DOTATI  DELLE  NECESSARIE   STRUTTURE  E   FORZE  PROFESSIONALI.  

- 9 ) LA  MODIFICA  DELL'ART.  75  DELLA  COSTITUZIONE   NEL  SENSO  CHE  VENGA  AGGIUNTO  ANCHE  IL  CASO  CHE  POSSA  ESSERE  INDETTO  UN  REFERENDUM  POPOLARE  PER  PROPORRE  UNA  LEGGE . 

-10 ) ABOLIZIONE  DEL  FINANZIAMENTO  PUBBLICO  DEI  GIORNALI , COME  DEI  PARTITI  POLITICI , PONENDO UN  CONGRUO TETTO  MASSIMO RIGUARDO AI RIMBORSI  PER  SPESE  ELETTORALI ,  DA  DOCUMENTARE  E  RENDERE  PUBBLICI ;

-11 ) RIPRISTINO  DELLA  PIENA  ED  AUTONOMA  FUNZIONE  PUBBLICA  DELLA  BANCA  D'ITALIA , NEL  RUOLO  DI  CONTROLLO  E  VIGILANZA  NEI  CONFRONTI  DEL  SISTEMA  BANCARIO  NAZIONALE  E  SULLE  O.P.A.

-12 )  EMANAZIONE  DI  SEVERE  NORME  PENALI  ANTIRICICLAGGIO  DI  DENARO  E  RIPRISTINO  DEL  REATO  DI  FALSO  IN  BILANCIO, PENE PIU’ SEVERE CONTRO LA CORRUZIONE,  LA CONCUSSIONE E  LA  EVASIONE FISCALE, ATTRAVERSO PROCEDURE PIU’ EFFICACI  ED  IMMEDIATE , VOLTE  A  COLPIRE  DIRETTAMENTE ( CON  SEQUESTRO , CONFISCA E VENDITA )  I PATRIMONI  ACQUISITI  IN  MODO  ILLECITO.



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                         PROPOSTE  ECONOMICO - FINANZIARIE 

DAL   “  MOVIMENTO  POPOLARE  DEL  LAVORO  E  DELLA  COOPERAZIONE “



IN  MOMENTI  IN  CUI  LE  CONDIZIONI  ECONOMICHE  DEL  PAESE  SI  TROVANO  IN  GRAVE  CRISI  PER  L’ELEVATO  DEBITO  PUBBLICO , CON  L’AGGRAVANTE  DI  UNA  SITUAZIONE  DI  STAGNAZIONE  DELLE  ATTIVITA’  PRODUTTIVE ( PIL )  E  QUINDI  DI  UNA  RECESSIONE  DI  NATURA  ECONOMICA  E  SOCIALE                     (  DISOCCUPAZIONE, POVERTA’, FORTE CALO DEI CONSUMI ),  CAUSATE  DA  DIVERSI  FATTORI  , QUALI :

-1) UNA CRISI  ECONOMICA  A  LIVELLO   GLOBALE  DOVUTA  AL  SOPRAVVALERE  DI  UN  SISTEMA  BASATO  SULLE  SPECULAZIONI  FINANZIARIE ,  AUMENTI DEL VALORE DELLE AZIONI . RISPETTO  A   QUELLO  BASATO  SUL  RAPPORTO  NATURALE  FRA  IL  LAVORO              ( RISORSE UMANE E AMBIENTALI )  E  LA  PRODUZIONE  DI  RICCHEZZA  E  SVILUPPO SOCIALE.

-2) UNA  TROPPO  ELEVATA  IMPOSIZIONE  FISCALE  SUI  REDDITI  DA  LAVORO  ( PERSONE  FISICHE  E  IMPRESE )  ED  UNA  PALESE  INIQUITA’  PER UN   TRATTAMENTO  IMPOSITIVO  CHE  PRIVILEGIA  LE  RENDITE  DI  CAPITALE  E  LE  TRANSAZIONI  FINANZIARIE; 

-3)  SPERPERO   DELLE  RISORSE  ECONOMICO-FINANZIARIE  A  CAUSA  DI  UNA  CATTIVA  GESTIONE   DELLA  SPESA  PUBBLICA  , DA PARTE  DELLE  PUBBLICHE  AMMINISTRAZIONI ( CENTRALI E PERIFERICHE) E  DELL’APPARATO  POLITICO,      (  INVESTIMENTI  IMPRODUTIVI  E  SPECULATIVI, CLIENTELISMI, CORRUZIONE ,  ETC…), INOLTRE  ,  PER   UN  INSUFFICIENTE  CONTRASTO  ALLA  EVASIONE  FISCALE  E  ALLA  RICCHEZZA  PATRIMONIALE  ACQUISITA  ATTRAVERSO  ATTIVITA’ ILLECITE DELLA CRIMINALITA’  ORGANIZZATA;

-4)  INTERVENTI  NORMATIVI RIGUARDANTI  TAGLI  SULLA  SPESA  PUBBLICA  ,  EFFETTUATI  IN  MISURA  E  CON  MODALITA’  DRASTICAMENTE  LINEARI, INDISCRIMINATE ( IN DANNO DEI SERVIZI  PUBBLICI  ESSENZIALI ) E  INCIDENTI  PESANTEMENTE  SULLE  FASCE  SOCIALI  PIU’  DEBOLI; 

  PER  TALI  MOTIVI  

SI  IMPONE  UN  RADICALE  CAMBIAMENTO  DELLA  GESTIONE  DELLA  “  COSA  PUBBLICA “ , DEL  PATRIMONIO  PUBBLICO  E  DEI  SERVIZI  SOCIALI  DA  PARTE  DEGLI  ORGANI  ISTITUZIONALI            (  PARLAMENTO,  GOVERNO, P. A. )
E  QUINDI , IL  REPERIMENTO  DI  RISORSE  ECONOMICHE  E  FINANZIARIE   ATTRAVERSO  LA  PUNTUALE  APPLICAZIONE  DELL'ART.  53  DELLA  COSTITUZIONE  REPUBBLICANA ,  SECONDO  CUI  TUTTI  DEVONO  ESSERE   TENUTI  A  CONCORRERE  ALLE  SPESE  PUBBLICHE  IN  RAGIONE  DELLA  LORO  CAPACITA'  CONTRIBUTIVA   E  CONSEGUENTEMENTE  DEVONO ESSERE   SOTTOPOSTI  AD  UN  SISTEMA  TRIBUTARIO  SECONDO  PUNTUALI  CRITERI  DI  PROGRESSIVITA'  E  EQUITA'  FISCALE , NON  SOLO  TUTTI I  REDDITI  DA  LAVORO ,  MA  ALLO  STESSO  MODO  ANCHE  TUTTE   LE  RENDITE  E TRANSAZIONI  FINANZIARIE  E  PATRIMONIALI ;

SI  IMPONE  UNA  SOLLECITA   SVOLTA  DI  INDIRIZZO  IN  FAVORE  DI  UNA  CRESCITA  E  SVILUPPO  DELLE  ATTIVITA’  PRODUTTIVE  DEL  PAESE, DA  REALIZZARE  ATTRAVERSO  UN  SISTEMA  CHE  RIMETTA  IN  MOTO  IL  FLUSSO  DI  CAPITALI  NEL  CIRCUITO  PRODUTTIVO  NAZIONALE,  SCORAGGIANDO  LA   FUGA  DEI  CAPITALI  STESSI, MA  ANZI  RICHIAMANDO  L’INTERESSE  DEI  CAPITALI   ( NAZIONALI ED ESTERI)  AD  INVESTIMENTI   A  COMPARTECIPAZIONE PUBBLICA ,TUTELANDO, CON I DOVUTI INTERVENTI DELLA CORTE DEI CONTI,  L’INTERESSE PUBBLICO DA EVENTUALI  SPECULAZIONI PRIVATE ( OPERE  INFRASTRUTTURALI)  ECONOMICAMENTE  VANTAGGIOSI  (  COME  L’ACQUISTO  DI  TITOLI  DI  STATO  A  SCADENZA  PLURIENNALE , A PIU' VANTAGGIOSI  TASSI  DI  RENDIMENTO )  E   NATURALMENTE   UTILIZZANDO  TALI  RISORSE   IN  MODO  “ESCLUSIVO“   PER  COMPENSARE   ADEGUATAMENTE  :

- IL  MANCATO  INTROITO  FISCALE  CHE  DERIVEREBBE   DA  UNA  CONGRUA   RIDUZIONE  DELLE  IMPOSTE  CHE  VERREBBE  OPERATA  A  SOSTEGNO  DELLE  FAMIGLIE  E  DELLE   ATTIVITA’  DI  IMPRESA  CHE  ABBIANO  PROGETTI  SERI  , CREDIBILI  E  FAVOREVOLI  ALLA  OCCUPAZIONE ;

- LE  MAGGIORI  SPESE  PER  IL  FINANZIAMENTO E  SOSTEGNO  DELLE  ATTIVITA’  E  SERVIZI PUBBLICI   RIGUARDANTI  SOPRATTUTTO  LA  SALUTE, L’ISTRUZIONE, LA RICERCA  SCIENTIFICA.
IN  CONCLUSIONE

TALI  MISURE  ED  INTERVENTI ,  SE  PRESI  TEMPESTIVAMENTE  ED  IN  MODO  OCULATO DA  PARTE  DI  CHI  HA  RESPONSABILITA’  ISTITUZIONALI  NELL'AMBITO  LEGISLATIVO  ED  ESECUTIVO  E   IN  CONDIZIONI  DI  STABILITA'  DI  GOVERNO  ,  CERTAMENTE  SAREBBERO  IDONEI  A  RICREARE  CONDIZIONI  DI  FIDUCIA  NEL  MERCATO  SIA  ECONOMICO  VERO E PROPRIO  SIA  IN  QUELLO  FINANZIARIO  DEI  CAPITALI  E  CONSEGUENTEMENTE   A D  UNA  RIPRESA  DELLA  OCCUPAZIONE  E  DEI  CONSUMI  DA  PARTE  DELLE  FAMIGLIE,  CON  LA  PROSPETTIVA  SICURA  DI  PROGRESSIVI  ABBASSAMENTI   DEL  DEBITO  PUBBLICO  NAZIONALE.                 



Nota  :  UNITE  I  VOSTRI  COMMENTI  AL  PRESENTE  TESTO.

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INTENDIAMO  RIVOLGERE     L'APPELLO  ALLA ADESIONE E AL SOSTEGNO DI QUESTO MOVIMENTO POPOLARE A TUTTI COLORO CHE RITENGONO IL PROGRAMMA IN ESSO CONTENUTO SIA VALIDO  PER REALIZZARE NUOVE CONDIZIONI DI SVILUPPO SOCIO-ECONOMICO E DI RINNOVAMENTO DEMOCRATICO NEL NOSTRO PAESE.



E   BUONA  FORTUNA  A  TUTTI       

         Rosario  Margio                   rosariomargio@gmail.com
 un cittadino italiano


giovedì 7 marzo 2013

PROPOSTA DI RIFORMA DEL PROCESSO PENALE




 
PROPOSTA DI RIFORMA DEL PROCESSO PENALE
"PER UNA GIUSTIZIA PIU' VELOCE E PIU' GIUSTA “
IN ITALIA , LA DOMANDA DI GIUSTIZIA  E’ RESA SEMPRE DI PIU’ INSODDISFATTA E VANIFICATA  A CAUSA SIA DELLE CARENZE ORGANIZZATIVE  E STRUTTURALI  DI NATURA AMMINISTRATIVA  DEL SISTEMA  GIUDIZIARIO  NEL SUO COMPLESSO, SIA PER LA COMPLESSITA’  DELLE NORME PROCEDURALI E BUROCRATICHE  DEL PROCESSO SIA CIVILE  CHE PENALE.
PER QUANTO RIGUARDA  IL PROCESSO PENALE  LA LUNGHEZZA DEI TEMPI DAL SUO INIZIO ALLA DEFINIZIONE,  E’  DIVENUTA TALMENTE GRAVE DA COSTITUIRE UN VERO E PROPRIO SCANDALO , ANCHE A LIVELLO INTERNAZIONALE.
   AL FINE DI OTTENERE UNA ACCELERAZIONE DEI PROCESSI PENALI , NEL TEMPO  SONO STATE AVANZATE TALUNE  PROPOSTE  DI  MODIFICA  DELLE NORME DEL  PROCESSO STESSO, CHE  RIGUARDANO  IN  PARTICOLARE  VARIE  IPOTESI , QUALI  :
-      1)  IMPORRE LIMITI DI TEMPO PREDEFINITI IN ORDINE AI VARI GRADI DI GIUDIZIO ;
  -       2 )ULTERIORE ABBREVIAZIONE DEI TERMINI DI PRESCRIZIONE DEI REATI.

SI  DEVE DIRE PERO’ CHE RISPETTO A TALI PROPOSTE  SORGONO CHIARAMENTE  ALCUNE OBIEZIONI : INFATTI, SE VENISSERO APPLICATE  TALI RIFORME , QUESTE  DIVERREBBERO  UNO STRUMENTO  AVENTE CERTAMENTE   MINORI GARANZIE  DI  GIUSTIZIA RISPETTO  ALLA  ESIGENZA DI PARITA’ DI DIRITTI FRA TUTTE LE PARTI IN CAUSA E ANCHE  DI OSTACOLO  ALL’ACCERTAMENTO DELLA VERITA’ ;

COME  ANCORA , LA PROPOSTA   :
-3 )  IN ORDINE ALL’ ESERCIZIO  DELLA  AZIONE PENALE , TRASFORMANDOLA  DA  OBBLIGATORIA  IN  FACOLTATIVA;
QUESTA  MODIFICA  PROCESSUALE  INTRODURREBBE UN ELEMENTO DI DISCREZIONALITA’ , TALE CHE  SE ANCHE POSTO A GIUSTIFICAZIONE  DI UNA ESIGENZA  DI DIMINUIRE IL NUMERO DEI PROCEDIMENTI DA ESAMINARE, PER ALTRO VERSO VERREBBE A COSTITUIRE  UNA GRAVE INCRINATURA  NEL DOVERE   DI  OBIETTIVITA’ NELL’ESERCIZIO E NELLE FUNZIONI DELL’ORGANO GIUDIZIARIO , NONCHE’  DI INOSSERVANZA DEL PRINCIPIO DI UGUAGLIANZA STABILITO  DALLA COSTITUZIONE;
POI , RIGUARDO ALLA PROPOSTA DI :
-4 )  RIFORMA DELLA CARRIERA DI PUBBLICO MINISTERO , PONENDO TALE FIGURA GIUDIZIARIA  ALLE DIPENDENZE  DEL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA , CHE E’ UN ORGANO POLITICO ;
 CIO’ APPARE ASSAI DISCUTIBILE  SOTTO L’ASPETTO DELLA ESIGENZA  DI AUTONOMIA DELL’ORGANO GIUDIZIARIO, PREVISTA DALLA COSTITUZIONE ; DATO CHE CIO’ , PUR NON RIGUARDANDO  LA FIGURA DI MAGISTRATO  GIUDICANTE , MA SOLO QUELLA DEL P.M.,  COMUNQUE  VERREBBE A COSTITUIRE  UNA INELUDIBILE CONDIZIONE LIMITATIVA  RISPETTO ALLA ESIGENZA DI  PIENA AUTONOMIA FUNZIONALE  DEL P.M. , CHE INVECE DEVE ESSERE ESERCITATA IN PIENA AUTONOMIA QUALE ORGANO  PREPOSTO ALLE INDAGINI E  REQUIRENTE NEL PROCESSO ;
COME  MODIFICA , INVECE , SI  POTREBBERO  ISTITUIRE  DUE PERCORSI  PARALLELI , DI CARRIERE DIVERSE  E DISTINTE , SIN DALLA  LORO  ORIGINE  MA SEMPRE ATTRAVERSO UN CONCORSO PUBBLICO ; UNA  COME CARRIERA DI PUBBLICO MINISTERO  E L’ALTRA DI GIUDICE , MA PUR SEMPRE APPARTENENTI  ENTRAMBI ALLA MAGISTRATURA, ORGANO E POTERE  AUTONOMO RISPETTO  AL POTERE POLITICO.


PER POTER PROCEDERE AD UNA  RIFORMA COMPLESSIVA  DEL SISTEMA PROCESSUALE PENALE,  INNANZI TUTTO SAREBBERO  ASSOLUTAMENTE  NECESSARI MAGGIORI IMPEGNI DI CARATTERE ECONOMICO E PROFICUI INTERVENTI LEGISLATIVI  VOLTI  AD INCREMENTARE GLI ORGANICI DEL PERSONALE DI MAGISTRATI  E DI  AMMINISTRATIVI,  SIA GIUDIZIARIO E SIA PENITENZIARIO   FINALIZZATI  AD UN NECESSARIO  ADEGUAMENTO DI MEZZI E  DI STRUTTURE ;  POI , L'UNICO VERO E REALE RIMEDIO SAREBBE UNA VERA RIFORMA DELLE NORME  DEL PROCESSO PENALE, CHE PREVEDA:
1 ) RIGUARDO ALLA FASE ISTRUTTORIA :
- SIA INDISPENSABILE , SIN DALLA “NOTITIA CRIMINIS” , L’ESIGENZA  DI SEGRETEZZA DEGLI ATTI IVI COMPIUTI E OBBLIGO DA PARTE DEGLI OPERATORI GIUDIZIARI  DI MANTENERLA , PREVEDENDO SANZIONI  IN ORDINE ALLA VIOLAZIONE DELLA STESSA ;  CIO’ SINO A CHE NEL CORSO DELLE INDAGINI CONDOTTE DAL P.M. NON VENGA INDIVIDUATO IL SOGGETTO NEI CUI CONFRONTI RISULTINO ADDEBITABILI DEI REATI E PERTANTO  FORMALIZZATA  LA RELATIVA IMPUTAZIONE; SOLTANTO IN TALE CASO TUTTI GLI  ATTI PERTINENTI AL PROCESSO VERREBBERO DEPOSITATI IN CANCELLERIA E QUINDI RESI PUBBLICI ; IN CASO CONTRARIO, CIOE’ DI NON INDIVIDUAZIONE   DI ALCUN SOGGETTO COME IMPUTATO  OPPURE DI FATTI NON RILEVABILI COME REATI,  NE DERIVEREBBE UN PROVVEDIMENTO DI  ARCHIVIAZIONE  ED I RELATIVI ATTI PROCESSUALI    ( IVI COMPRESE LE INTERCETTAZIONI TELEFONICHE ) NON VERREBBERO RESI PUBBLICI E RESTEREBBERO COPERTI DAL SEGRETO ISTRUTTORIO ; PREVEDENDO PER LEGGE I TEMPI E LE MODALITA’  PER LA LORO DISTRUZIONE .
2 ) RIGUARDO  ALLA  SUCCESSIVA  FASE  PROCESSUALE :
 DAL MOMENTO IN CUI VIENE AD IDENTIFICARSI IL SOGGETTO IMPUTATO  OPPURE CHE  SIANO STATI RILEVATI GRAVI INDIZI DI COLPEVOLEZZA   A CARICO DI UN SOGGETTO, TALE FASE PROCESSUALE  SI  SVOLGEREBBE  DIRETTAMENTE NELL’AMBITO  DEL GIUDIZIO DIBATTIMENTALE,  IN UDIENZA PUBBLICA E IN  CONTRADDITTORIO FRA LE PARTI ;
IN QUESTA FASE DI GIUDIZIO  SIA IL P.M.( LA PUBBLICA ACCUSA )  SIA  GLI AVVOCATI , RISPETTIVAMENTE IN  DIFESA DELL'IMPUTATO E DELLA PARTE CIVILE , SIANO MESSI IN CONDIZIONE, RISPETTO ALL’UFFICIO DEL PUBBLICO MINISTERO, DI AVERE PARI POSSIBILITA' , ATTRAVERSO RISPETTIVI  LORO APPOSITI UFFICI,  AUTORIZZATI  DALLA LEGGE A SVOLGERE ATTIVITA’ , UTILIZZARE MEZZI E DI ESEGUIRE  INDAGINI  , DI PRODURRE ATTI CONTESTUALMENTE AL P.M. , COME  PROVE DOCUMENTALI E TESTIMONIALI DAVANTI AL GIUDICE O COLLEGIO GIUDICANTE . QUEST’ULTIMO  POTRA' CELEBRARE IL PROCESSO IN UDIENZE SUSSEGUENTI E CON INTERVALLI  I  PIU’ BREVI POSSIBILI FRA LORO, NATURALMENTE IN RELAZIONE  ALLA COMPLESSITA’ DEL PROCESSO STESSO, SINO AL PRONUNCIAMENTO DELLA SENTENZA.
3) RIGUARDO  AGLI  ATTI  PROCESSUALI :
 DOVREBBE PROCEDERSI AD UNA DRASTICA RIDUZIONE E SEMPLIFICAZIONE DI ATTI CARTACEI RELATIVI A RAPPORTI VARI E NOTIFICHE; CIO’ ATTRAVERSO LA REGISTRAZIONE CON MEZZI TELEMATICI E  TECNOLOGICAMENTE  MODERNI; DA ESEGUIRE  DIRETTAMENTE IN UDIENZA , RIGUARDO A  TUTTE LE TESTIMONIANZE PROPOSTE DALLE PARTI ( P.M. , DIFESA , PARTE CIVILE ) AMMESSE DAL GIUDICE  E  DEGLI INTERROGATORI  DELL’IMPUTATO, NECESSARI PER GIUNGERE AD UNA SENTENZA.
4) RIGUARDO AI  TRE GRADI  DI GIUDIZIO ( PRIMO GRADO, APPELLO E CASSAZIONE ) :
SAREBBE  OPPORTUNO  PORRE  MAGGIORI  LIMITI  IN  ORDINE  ALLE  POSSIBILITA’  DI  PROPOSIZIONE DEL  RICORSO PER CASSAZIONE , ISTITUENDO A TAL PROPOSITO UN ORGANO GIUDIZIARIO CHE SERVA DA FILTRO  E CHE ESAMINI PREVENTIVAMENTE  IL GRADO DI  PROPONIBILITA’  DAL PUNTO DI VISTA DELLA  FONDATEZZA O MENO DELLE MOTIVAZIONI, E AMMETTA  SOLTANTO  I  CASI DI RICORSO  NEI QUALI  SIANO SUFFICIENTEMENTE  FONDATE  LE ISTANZE  PER L’ESAME DI LEGITTIMITA’ DA PARTE DELLA CORTE DI CASSAZIONE.

sabato 2 marzo 2013

UNA VITA SOCIALE GIUSTA ED EQUA


                     PER UNA GIUSTA VITA SOCIALE
La vita sociale consiste nel complesso di fattori economici e sociali  che caratterizzano le condizioni nelle quali i cittadini di una comunità , presi sia individualmente  sia nella loro collegialità,  vivono ed operano nel territorio della comunità stessa.
Quando le suddette condizioni rivelano  profonde discriminazioni  e differenze  in ordine  allo  status sociale fra i cittadini , tali che taluni vengono ad essere privilegiati rispetto ad altri e che ciò avviene in violazione dei principi fondamentali di un Ordinamento democratico , allora è inevitabile che  il sistema sia sotto il profilo  politico che di quello  sociale , viene ad incrinarsi , producendo tensioni e conflitti , a volte molto gravi  e dirompenti.
Segnali di crisi del sistema generalmente si avvertono sin dal momento in cui i malumori , insofferenze e vere e proprie manifestazioni di protesta si rivolgono contro gli organi di governo  e  di sfiducia  verso le istituzioni. Ciò dovrebbe indurre  tali organi  a ricorrere tempestivamente ad interventi legislativi ed operativi  volti a rimediare ad errori commessi  e mancanze   per loro colpa .   Ma purtroppo ciò non avviene quasi mai.
Il più delle volte coloro che sono  preposti al governo della comunità  dimostrano colpevolmente inerzia e interessi contrari al bene comune, lasciando inascoltate le istanze popolari ; anzi , ponendo  resistenze al cambiamento  ancora  più forti e  usando  a questo fine  le leve del potere sia politico che economico .
Quando  l’indebolimento delle condizioni di vita si estende dalle classi sociali  meno abbienti anche alle classi medio-borghesi, interessando larghe fasce della popolazione, le proteste assumono forme , purtroppo, anche violente , che se sotto un certo aspetto sono comprensibili però  si rivelano  poi dannose per tutti , soprattutto perchè  esse vengono strumentalizzate dalle medesime classi privilegiate e prese a pretesto per poter giustificare interventi repressivi e autoritari.
Accade così che si fanno cadere le democrazie , anche se incompiute, a prezzo di tragici sacrifici umani.
IN CONCLUSIONE, QUANDO SI VERIFICANO  CONDIZIONI SOCIALI  DI CRISI ECONOMICA E POLITICA  COME QUELLE ATTUALI ,  E’  OPPORTUNO CERCARE  DI  USARE    SAGGEZZA E INTELLIGENZA  NEL   SAPER  UTILIZZARE AL MEGLIO IL CONSENSO DELLA GENTE VERSO IL MOVIMENTO POPOLARE  E CIO' ATTRAVERSO PROPOSTE DEMOCRATICHE SEMPRE PIU’ ADERENTI ALLA REALTA’ , AI BISOGNI  E  ALLE  LEGITTIME ISTANZE  DEI CITTADINI, AL FINE DI OTTENERE SEMPRE MAGGIORE LEGITTIMAZIONE POLITICA DA PARTE DEI CITTADINI STESSI.
CIO’  EVIDENTEMENTE COMPORTA  L’IMPEGNO FERMO E  COSTANTE DI  MANTENERSI  IN NETTA CONTRAPPOSIZIONE RISPETTO  AD OGNI TENTATIVO DI COINVOLGIMENTO  CON QUALSIVOGLIA TIPO DI CONSERVATORISMO REAZIONARIO E DI INTERESSI CONTRARI AL BENE COLLETTIVO.

PROPOSTA  AL  MOVIMENTO CINQUE STELLE
E’  OPPORTUNO  COGLIERE LA  GRANDE  OCCASIONE  PER  METTERE  DEFINITIVAMENTE  ALL’ANGOLO  IL  CENTRO DESTRA BERLUSCONIANO , NEL SENSO CHE  BISOGNA  FAR VALERE   CON INTELLIGENZA E SAGGEZZA I RISULTATI ELETTORALI  CHE   HANNO  DATO MAGGIORI  CONSENSI , SEPPUR  RISICATI E NON TALI DA CONSENTIRE UNA GOVERNABILITA’,  ALLE FORZE POLITICHE  DI  CENTRO SINISTRA ( PD  E  SEL ) E AL MOVIMENTO 5 STELLE.
 PER  FAR CIO’  E’ OPPORTUNO  :
-NON CONSENTIRE CHE  SI FORMI  UN  ACCORDO  DI  GOVERNISSIMO  TRA  CENTRO SINISTRA E CENTRO DESTRA , ANCHE  SE  A  TEMPO DETERMINATO.  INFATTI, NON POTREBBE  RITENERSI CIO’ UN VANTAGGIO PER IL MOVIMENTO CINQUE STELLE, CHE A MIO AVVISO  RISCHIEREBBE  NEL TEMPO DI  INDEBOLIRSI O DI FRAMMENTARSI. INFATTI, DA TALE ACCORDO USCIREBBERO PARZIALI MODIFICHE  DI POLITICA ECONOMICA E FISCALE  UN PO’ MENO RIGIDE DELLE ATTUALI E FATTE APPOSITAMENTE IN MODO TALE DA RIUSCIRE AD  ABBASSARE I LIVELLI DI TENSIONE SOCIALE  PIU’ A RISCHIO, PUR SALVAGUARDANDO CERTI INTERESSI DI CASTA.
 CON  IL RISULTATO DI DARE UN CONTENTINO AL POPOLO E DI CONVINCERLO CHE ALTRIMENTI CON IL MOVIMENTO CINQUE STELLE  VI SAREBBE STATO INEVITABILMENTE IL CROLLO  E  IL COMMISSARIAMENTO DA PARTE DELL’EUROPA.
 E’ INVECE OPPORTUNO  
-  ADERIRE AD UNA PROPOSTA DI GOVERNARE INSIEME AL CENTRO SINISTRA ( PD E SEL ) E DARE LA FIDUCIA  A TALE GOVERNO , FACENDO  VALERE  LA FORZA  GIA’ ESISTENTE E DETERMINANTE  DEL MOVIMENTO NELL’AMBITO PARLAMENTARE E  DEL GOVERNO STESSO, IN MERITO ALLE PROPOSTE DI LEGGE DA APPROVARE .  DA  CIO’  DERIVEREBBE  INDUBBIAMENTE  UNA PROSPETTIVA DI SVOLTA  VERSO  UN  RINNOVAMENTO DELLA POLITICA PIU’ FAVOREVOLE  ALLE ISTANZE  DELLE CLASSI SOCIALI  AFFLITTE DALLA CRISI E  MOLTO PROBABILMENTE SI POTRA’ USCIRE DALLO STALLO ECONOMICO E SOCIALE , INFLUENZANDO POSITIVAMENTE ANCHE FORZE POLITICHE  DI ALTRI PAESI  EUROPEI  IN CRISI.  CIO’ POTREBBE RIDIMENSIONARE DI MOLTO E METTERE IN MINORANZA  IL SISTEMA DI  POLITICA DI RIGORE E RECESSIVA  E DI INTERESSI SPECULATIVI  DI CERTO POTERE AL MOMENTO DOMINANTE.

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  L'IRLANDA SI RIPRENDE PARTE DELLA SUA SOVRANITA'  

 

Postato il Giovedì, 14 marzo @ 18:06:43 CDT di Truman

   
 


DI PIERO VALERIO 
Tempesta-perfetta 

Che l’eurozona sia nel caos ormai è un dato di fatto. La mancanza di un governo centrale capace di prendere decisioni univoche e chiare (e magari anche razionali e comprensibili, che non guasta) si sta facendo sentire proprio adesso che bisogna fare delle scelte e nessuno sa bene chi sia autorizzato a farle. In mezzo a questo putiferio istituzionale l’Irlanda nel silenzio più assoluto dei media (perché parlare di cose importanti, ci sono tante belle scemenze di cui parlare? Gli occhi di Berlusconi, le lacrime di Bersani, le bacchettate di Grillo, l’elezione del papa, insomma per i cialtroni dell’informazione c’è solo l’imbarazzo della scelta), la piccola Irlanda ha fatto una mossa che potrebbe mettere presto in crisi il colosso d’argilla europeo e nessuno sembra avere la capacità di cambiare gli eventi. La Commissione Europea scarica il compito alla BCE e la BCE, a sua volta, per bocca del suo governatore Mario Draghi, passa la patata bollente al Consiglio Direttivo, che a quanto pare sul caso specifico dell’Irlanda dovrà pronunciarsi entro la fine dell’anno. 

In questo contesto di confusione assoluta, il governo irlandese guidato dal primo ministro Enda Kenny (foto a sinistra) pare sia l’unica istituzione ad avere le idee chiare e abbia deciso di continuare ad andare avanti per la sua strada, in attesa che qualcuno si decida a pronunciarsi chiaramente sul da farsi. Il risultato odierno è un passo storico sulla strada per la ripresa economica" ha detto trionfante al Parlamento di Dublino Kenny qualche giorno fa "Questa manovra assicura la futura sostenibilità finanziaria dello stato". 

Ma cosa ha fatto di così rivoluzionario ed epocale Kenny? Si tratta di un’ennesima bufala o fregatura per i cittadini, oppure questa decisione aiuterà concretamente la ripresa di uno stato a pezzi? Andiamo con ordine perché la posizione attuale dell’Irlanda è molto delicata. Malgrado tutti i plausi pervenuti da ogni parte, da Bruxelles e Berlino in particolare, per il rigore teutonico con cui l’Irlanda ha seguito il suo programma di austerità, fatto principalmente di licenziamenti nel settore pubblico e tasse, la situazione del paese è ancora drammatica, con l’economia che ristagna e la disoccupazione che si attesta intorno al 14%. Senza considerare tutti i massicci movimenti migratori dei giovani ragazzi irlandesi verso l’Australia, soprattutto. Una catastrofe sociale che come i meglio informati sanno non è dovuta affatto all’eccesso di debito pubblico, agli sprechi o alla corruzione della classe politica, ma alle sciagurate gestioni fallimentari di un ristretto manipolo di banchieri privati, appoggiati e spalleggiati ovviamente dai politici locali, che nel giro di pochi anni sono riusciti a sommergere di debiti l’intero paese. Chi ancora ha dei dubbi su come si sia sviluppata e quale sia la vera origine della crisi finanziaria che attanaglia oggi l’eurozona, dovrebbe studiare meglio il caso dell’Irlanda che è sicuramente il più emblematico di tutti. E con qualche piccola variante, dovuta alla minore o maggiore compartecipazione del settore pubblico, applicarlo poi agli altri paesi PIIGS. Italia compresa. 

Ma vediamo innanzitutto a grandi linee quali sono gli elementi e gli eventi principali che caratterizzano il caso irlandese. Prima dello scoppio della bolla speculativa dei titoli subprime americani del 2008, l’Irlanda era a detta di tutti il paese più “virtuoso” d’Europa per quanto riguarda i conti pubblici: aveva raggiunto il pareggio di bilancio fra entrate e uscite e il suo debito pubblico era sceso addirittura sotto il 40% del PIL. Il regime di defiscalizzazione degli investimenti, con una tassazione media del 12% fra le più basse del mondo, aveva convinto molte multinazionali (Google è soltanto la più famosa, ma ci sono anche IBM, Apple, Xerox, Intel) a prendere sede in Irlanda, per godere dei vantaggi di arbitraggio concessi dalla globalizzazione. I nuovi capitali che arrivavano a fiumi in Irlanda, oltre a dare la parvenza di un paese sviluppato con bassa disoccupazione, avevano ingrossato anche i depositi presso le banche locali che prese dall’euforia si erano lanciate con entusiasmo nel campo degli investimenti speculativi in titoli derivati, soprattutto americani, e nell’attività creditizia interna nel settore immobiliare. Insomma fra l’acclamazione generale si stavano creando le premesse per la nascita di una piccola bolla bancaria all’interno della più grande bolla finanziaria che intanto si stava minacciosamente gonfiando a livello internazionale. 

Attirate dagli alti rendimenti, le banche tedesche e francesi non avevano lesinato a sua volta ad investire in titoli delle banche irlandesi, mantenendo in piedi uno schema finanziario molto fragile, perché sostenuto appunto dai capitali e dagli investimenti esteri e non dai risparmi interni. E così mentre il debito pubblico scendeva rapidamente, il debito estero, contratto soprattutto dal settore bancario privato, continuava ad ingigantirsi senza che nessuno suonasse mai il campanello di allarme. Anzi, gli analisti finanziari più esperti si sperticavano in una serie interminabile di elogi per il modello di sviluppo applicato in Irlanda, presentandolo al mondo come un esempio da seguire per molte altre nazioni che stentavano a far ripartire l’economia. L’Irlanda era chiamata la “Tigre Celtica”, proprio per la sua intraprendenza nel campo finanziario, cosa che in effetti avrebbe dovuto preoccupare e insospettire qualcuno dei residenti visto la fine che avevano fatto le “Tigri Asiatiche” dopo lo scoppio della bolla speculativa del 1997. Ma gli analisti finanziari come si sa hanno la memoria corta, soprattutto quelli che lavorano all’interno di grandi gruppi bancari e finanziari e devono tenere alto il valore degli investimenti fatti dalle rispettive società di appartenenza. Importante in questi casi è non rimanere mai l’ultimo con il cerino in mano quando scoppia la bolla, ma fino a quando gli affari si gonfiano bisogna soffiare aria fritta e parole a vanvera con tutta l’energia e la credibilità possibile. 

Il momento di smobilitare gli investimenti fatti in Irlanda arrivò appunto nel settembre 2008, quando a causa della crisi dei titoli subprime americani, le sei maggiori banche del paese, fra cui la Anglo Irish Bank e la INBS (Irish Nationwide Building Society), si trovarono strette in una doppia morsa di crisi di solvibilità e liquidità, dato che gran parte delle attività finanziarie e immobiliari si erano deprezzate drasticamente e chi era ancora in tempo aveva provveduto a prelevare i suoi depositi per riportarli all’estero. Per impedire che iniziasse una furibonda corsa agli sportelli, il governo irlandese si vide costretto ad apporre la garanzia statale sui depositi delle banche intervenendo pesantemente per evitare il collasso e fornire il salvataggio pubblico necessario. E qui finisce la storia della virtù pubblica dell’Irlanda, che da stato “virtuoso” cominciò ad essere additato dai soliti analisti come uno stato spendaccione, un maiale, alla stregua degli altri PIIGS dell’eurozona (pochi ebbero la decenza e il pudore di spiegare che il governo irlandese era intervenuto soprattutto per salvare gli investimenti delle banche tedesche e francesi, che in caso contrario avrebbero subito ingenti perdite). Ma per capire meglio le dimensioni del debito estero accumulato dall’Irlanda, guardiamo il grafico sotto diviso per categorie (investimenti diretti, investimenti di portafoglio, debiti bancari e finanziari, banca centrale): già nel 2010, il debito estero complessivo ammontava a €1,73 trilioni circa, ovvero 10 volte maggiore del PIL del paese di €173 miliardi. Una situazione molto preoccupante, che non si discostava affatto da ciò che stava accadendo intanto in Spagna, Portogallo e Grecia. 

Ovviamente, e per fortuna, l’Irlanda ha anche un credito estero, dal cui saldo derivava una posizione netta sull’estero passiva superiore al 90% del PIL (quindi ben oltre il livello di guardia fissato dai più autorevoli economisti intorno al 50% del PIL). Nel 2010, il governo irlandese ormai alle corde, impossibilitato a finanziarsi sui "mercati" a rendimenti accettabili, si vide costretto a chiedere un piano di salvataggio internazionale da €67,5 miliardi all’Unione Europea, alla BCE e al FMI. In particolare i €30,6 miliardi concessi dalla BCE dovevano servire per il salvataggio diretto delle due banche più in crisi, la AIB e la INSB, che furono fuse in un’unica banca chiamata IBRC (Irish Bank Resolution Corporation). Gli investitori stranieri furono così tutelati senza alcuna perdita e ricevettero la garanzia del ritorno del 100% del loro investimento iniziale, mentre tutto il peso della cattiva gestione delle banche irlandesi ricadde sul governo e indirettamente sui cittadini, che furono penalizzati con un notevole aumento della pressione fiscale e un taglio netto della spessa pubblica, che comportò migliaia di licenziamenti nel settore statale. In finanza accade sempre questo strano fenomeno: chi investe grosse somme non perde mai, mentre chi scommette poco o non ha mai messo piede in una banca e non sa nemmeno cosa sia la borsa deve pagare per i primi. E così, gravati da questa pesante passività, i conti pubblici andarono in rovina, il surplus faticosamente raggiunto prima del 2008 passò a diventare un deficit pubblico, che dal disastroso -30,9% del 2011 è passato al -8,2% attuale (grafico sotto). Anche perché come capita spesso in questi casi oltre alle maggiori uscite per il salvataggio pubblico delle banche il governo dovette assistere ad un calo delle entrate tributarie dovuto al crollo del reddito nazionale. 

Il programma di assistenza, Emergency Lending Assistance (ELA), negoziato dal governo con la Banca Centrale d’Irlanda, prevedeva in cambio della liquidità necessaria per far funzionare la nuova banca IBRC la firma e la consegna di vere e proprie cambiali(Promissory Note) pagabili dal governo in 20 anni. Il piano di rientro era così composto: €3,1 miliardi ogni anno per 12 anni (il 2% del PIL nazionale), €2,1 miliardi nel 2024, quindi €0,9 miliardi per 5 anni e infine €0,1 miliardi a saldo nel 2031, con un interesse complessivo associato all’operazione di €17 miliardi che il governo avrebbe dovuto corrispondere durante tutto il corso dei venti anni. Con le solite tasse e i tagli alla spesa pubblica. Di conseguenza il debito pubblico, sotto il peso di questo macigno, è sprofondato dalla sua iniziale quota “virtuosa” inferiore al 30% agli oltre 100% del PIL attuali (grafico sotto), facendo allarmare sia i politici che i cittadini sulla reale sostenibilità dell’intera manovra di salvataggio bancario. Anche perché a più riprese, la protesta dei cittadini si è fatta sentire rumorosamente, sia con manifestazioni contro le crescenti tasse che con proteste di piazza contro i banchieri truffatori e i governanti compiacenti.
Ma a questo punto comincia la parte più interessante del racconto. Già ad inizio gennaio del 2013, il premier Kenny intraprende i suoi primi viaggi della speranza verso Bruxelles e Francoforte per trovare nella Commissione Europea o nella BCE degli interlocutori validi per ritrattare l’intero programma di rientro. La situazione già precaria dell’economia irlandese che mostrava qualche timido cenno di ripresa non poteva essere appesantita con i previsti prelievi annuali e secondo Kenny era più che mai necessaria una ristrutturazione del debito per consentire un atterraggio più morbido e allungare il piano generale di rimborso. Tuttavia il classico balletto dello scaricabarile inscenato dagli inconcludenti tecnocrati europei unito all’avvicinarsi della data del 31 marzo in cui l’Irlanda avrebbe dovuto rimborsare la sua quota annuale, hanno convinto Kenny a prendere una decisione perentoria.


Il governo irlandese scambierà le cambiali in scadenza possedute dalla Banca Centrale d’Irlanda con titoli del debito pubblico con tempi di maturazione media superiori a 34 anni, in cui le maggiori quote di rimborso sono previste per il 2038 e il 2053. Per la prima volta, uno stato non più sovrano dell’eurozona se ne è infischiato di attendere le decisioni degli sfaccendati e stralunati tecnocrati di Bruxelles e ha fatto una scelta a tutti gli effetti “sovrana”, che contrasta vistosamente con i trattati europei e in particolare con il famigerato articolo 123 che impedisce alle banche centrali dell’eurozona di finanziare direttamente i rispettivi governi. Il precedente prestito si è trasformato insomma in una forma più o meno camuffata di monetizzazione del deficit pubblico: soldi freschi della banca centrale in cambio di titoli di stato, anche se poi questi soldi non servono per alimentare la spesa del governo ma sono stati già convogliati nelle casse delle banche fallite. In ogni caso, questo legame diretto fra governo e banca centrale rappresenta un vero abominio e un affronto per la tecnocrazia europea, che proprio su questa inconsueta e ancora incomprensibile cesura aveva fondato le basi del suo primato oligarchico e antidemocratico.

Interrogato sullo smacco irlandese dai giornalisti nell’ultima conferenza stampa di inizio marzo, il governatore della BCE Mario Draghi non senza qualche imbarazzo ha riferito di avere preso nota di ciò che sta accadendo in Irlanda, riservandosi di rivedere con calma l’intera faccenda insieme agli altri membri del Consiglio Direttivo della banca centrale di Francoforte. Ad ogni modo, Draghi ha fatto capire che la questione riguarda ormai i rapporti interni fra il governo irlandese e la Banca Centrale d’Irlanda, mentre le presunte irregolarità inerenti il rispetto dell’articolo 123 verranno analizzate con la dovuta scrupolosità entro la fine dell’anno. Nulla però Draghi ha detto riguardo la questione di fondo che soggiace all’intera vicenda e lo stesso Kenny ha spesso accennato in modo velato, con tutte le cautele del caso (non sia mai svegliare i cittadini e spiegargli apertamente quale sia il vero significato dei soldi oggi: i politici sono pur sempre i camerieri dei banchieri, o no?), in pubblico: ma se i soldi prestati dalla BCE al governo irlandese vengono creati dal nulla, perché i cittadini dovrebbero svenarsi e privarsi dei loro risparmi per rimborsare del denaro che una volta rientrato alla base verrebbe distrutto o bruciato? Che senso ha mettere in ginocchio un’intera nazione per dei semplici bit elettronici o delle voci contabili all’interno del bilancio di una banca centrale? Non sarebbe più giusto che la parte di debito dovuto alla BCE venisse in qualche abbonata o decurtata, lasciando intatta solo la quota prestata dal FMI?


Ovviamente di fronte a questi scottanti interrogativi i funzionari della banca centrale tedesca Bundesbank sono sobbalzati all'unisono e hanno fatto una corale levata di scudi, ricordando che il compito principale della banca centrale deve essere il controllo dell’inflazione e pur di mantenere bassa l’inflazione, la gente può essere tranquillamente dissanguata e lasciata morire. Ricordiamo che i tedeschi sono ormai gli unici al mondo, insieme ai loro servili lacchè europeisti disseminati in tutto il continente, a credere che l’aumento della massa monetaria crei automaticamente inflazione e soprattutto che una banca centrale possa davvero influenzare e modificare il livello della massa monetaria circolante. Due scemenze belle e buone che servono per coprire la verità profonda dell'intransigenza teutonica in tema di politica monetaria: per chi ancora non lo avesse capito, l’euro non è una moneta comune ma una veste un po’ più sofisticata del marco tedesco e i marchi, da che mondo è mondo, non si regalano a nessuno, ma bisogna guadagnarseli con il sangue. Fine della storia. O almeno così sembra, dato che nel caos attuale imperante nell’eurozona la decisione “sovrana” dell’Irlanda potrebbe creare un precedente politico a cui potranno in futuro appellarsi gli altri governi degli stati più in difficoltà. In particolare pensiamo a Grecia e Portogallo, i cui governi invece stanno continuando a pagare a caro prezzo i loro durissimi piani di rientro con rivolte popolari, sofferenze e vessazioni non più tollerabili della cittadinanza. Ma anche l’Italia potrebbe essere presto coinvolta in questa faccenda e non a caso qualche tempo fa il direttore del collocamento dei titoli pubblici del MEF Maria Cannata aveva timidamente accennato alla possibilità di rifinanziare l’enorme debito pubblico italiano con titoli a più lunga scadenza, dai 30 fino ai 50 anni. Non è sicuramente una soluzione definitiva al problema del debito pubblico e della perdita della sovranità monetaria, ma indubbiamente un’operazione del genere potrebbe alleviare non poco la pesantezza degli impegni immediati di consolidamento del debito e partecipazione ai fondi di salvataggio presi in sede europea dall’Italia (vedi Fiscal Compact e Mes). 
Se i tecnocrati europei sono degli inetti, perché i politici e i funzionari nazionali non dovrebbero adoperarsi da soli, in piena autonomia, per modificare le norme più criminali e controverse dei trattati europei? In questo ingarbugliato castello di carte e burocrazia costruito dal comitato d’affari di Bruxelles, esiste ancora per un governo democratico nazionale lo spazio di manovra necessario per prendere decisioni “sovrane”? La strategia del silenzio assenso potrebbe essere il metodo migliore per riformare rapidamente in senso democratico l’impostazione monolitica e totalitaria dell’eurozona? L'anarchia istituzionale, in cui ognuno decide per sé e cerca di salvare il salvabile, sarà la prossima evoluzione del mostro giuridico europeo? Invece di stare appresso alle lusinghe del fallito Bersani e alle congiuntiviti di Berlusconi, i neo-deputati del Movimento 5 Stelle dovrebbero pronunciarsi e seguire attentamente ciò che sta accadendo oggi in Europa se vogliono stare al passo con i tempi e risultare davvero decisivi per il nostro paese e per il futuro di tutti noi. Perché ormai le decisioni che contano veramente per i cittadini si prendono o non si prendono a Bruxelles, a Francoforte, a Berlino. Mentre a Roma al massimo si elegge un papa e poco altro. E anche qui il baricentro pare essersi spostato verso Buenos Aires. E poco importa se il nuovo papa argentino sia ostile al governo progressista sudamericano e un convinto conservatore, perchè adesso i media italiani saranno costretti loro malgrado a parlare di Argentina. E chissà se un giorno la presidentessa Kirchner verrà in visita in Italia a dare lezioni di democrazia a noi inconsapevoli vittime di una dittatura. 

Piero Valerio 
14.03.2013 

Fonte: http://tempesta-perfetta.blogspot.it 
Link: http://tempesta-perfetta.blogspot.it/2013/03/mentre-leurozona-e-
  

martedì 12 febbraio 2013

IL DIRITTO-DOVERE DI VOTO



                             IL DIRITTO- DOVERE  DI  VOTO

PER UNA “ NUOVA  ERA “  di PACE, di SOLIDARIETA’ e di GIUSTIZIA SOCIALE  www.perunanuovaera.blogspot.com 
OGNUNO DI NOI DEVE FARE UN ATTENTO ESAME DI COSCIENZA .
QUANDO LA BARCA FA ACQUA DA TUTTE LE PARTI, E’ INUTILE E SPRECATO OGNI INTERVENTO PER TAPPARE I BUCHI;  PERTANTO E’ INDISPENSABILE CAMBIARE LA BARCA VECCHIA CON UNA BARCA NUOVA
.ESPRIMERE SCELTE  SU  PROGRAMMI POLITICI CHE IN MODO CHIARO  ABBIANO COME OBBIETTIVI FONDAMENTALI IL BENE COMUNE  E IN PARTICOLARE LA TUTELA DELLE FASCE SOCIALI PIU’ DEBOLI  E  SCELTE SU  PERSONE CHE DIANO REALE AFFIDAMENTO PER ONESTA’ E CORRETTEZZA DI VITA PRIVATA E PROFESSIONALE.
SOLTANTO  ATTRAVERSO QUESTO ATTO DI  MATURITA’  POSSIAMO  GUARDARE  AVANTI E SPERARE  IN UN FUTURO MIGLIORE.
“ ERRARE HUMANUM EST , SED PERSEVERARE  DIABOLICUM “  

NELLE DITTATURE , IL VOTO  O E’ IMPOSTO A SENSO UNICO  O  E’  INUTILE  PERCHE’ NON RICHIESTO DAL REGIME ;  NELLE DEMOCRAZIE IL VOTO  E’ UN DIRITTO-DOVERE DEL CITTADINO , UNA LIBERA MANIFESTAZIONE DI SCELTA  POLITICA, MA SOPRATTUTTO E’ UN TANGIBILE SEGNO DI RESPONSABILITA’ CIVILE NEI CONFRONTI DELLA COMUNITA’ E DELLE NUOVE GENERAZIONI ; DIRITTO-DOVERE CHE DOVREBBE ESSERE ASSOLTO DA TUTTI GLI AVENTI DIRITTO, MA IN PARTICOLARE DA TUTTI QUEI CITTADINI CHE VOGLIONO VIVERE IN UNA SOCIETA’  REGOLATA  DA LEGGI  DEMOCRATICHE  E GOVERNATA  SECONDO PRINCIPI DI  “ GIUSTIZIA SOCIALE “  E  CHE  PERTANTO RIFIUTANO OGNI FORMA DI PREVARICAZIONE DA PARTE DI GRUPPI DI POTERE CHE NE OSTACOLANO LA REALIZZAZIONE
  OGNI   CITTADINO ,  NESSUNO  ESCLUSO ,  HA IL DIRITTO  DI  CONDURRE  UNA  VITA  SOCIALE  SICURA E  DIGNITOSA , COME E' SANCITO NELLA NOSTRA CARTA COSTITUZIONALE ; QUESTO E’ UN  DIRITTO  FONDAMENTALE  CHE PUO’ ESSERE SALVAGUARDATO SOLO ATTRAVERSO LA  REALIZZAZIONE DI UNA  VERA “ GIUSTIZIA SOCIALE “
 INVECE, TUTTO CIO’ , OGGI ,  E’ IN GRAVE PERICOLO DI SOPRAVVIVENZA A CAUSA DI UNA CRISI ECONOMICA  E SOCIALE  CHE INVESTE ORMAI AMPIE FASCE DELLA CITTADINANZA E CHE DI GIORNO IN GIORNO SI AGGRAVA , AUMENTANDO IL DIVARIO FRA UNA PARTE DI CITTADINI  ( CIRCA IL 10 % ) CHE SONO GIA’  RICCHI O CHE COMUNQUE SI AVVANTAGGIANO  DELLA CRISI   RISPETTO AL RESTO  DELLA  POPOLAZIONE, CHE AL CONTRARIO  VA IMPOVERENDOSI.

ANCHE SE LE CAUSE DI TALI ACCADIMENTI  SONO SENZA DUBBIO MOLTEPLICI E  RIGUARDANO  FENOMENI DI SPECULAZIONI FINANZIARIE DI CARATTERE GENERALE E GLOBALE, PERO’  CERTAMENTE TALE CRISI E’ PESANTEMENTE AGGRAVATA  DA  FENOMENI  LOCALI , DAL PROLIFERARE DI ATTIVITA'  E INTERESSI  ILLECITI, CHE  FIORISCONO CONTINUAMENTE  CONTAMINANDO E SOFFOCANDO  LE SANE ATTIVITA'  PRODUTTIVE  DEL  PAESE, ATTRAVERSO  LA  CORRUZIONE  DILAGANTE E  GLI INTRECCIATI INTERESSI  ILLECITI  FRA  ORGANI POLITICO-ISTITUZIONALI  E  GRUPPI CRIMINALI IN TUTTO IL TERRITORIO NAZIONALE E  DI  INTERE "FAMIGLIE"  MAFIOSE , CHE  HANNO  POSTO  LE  PROPRIE  RADICI SPECIALMENTE   NELLE  ZONE  PIU'  ECONOMICAMENTE  EVOLUTE , USANDO  STRATEGIE  ASSAI  DIVERSE  DA QUELLE  DEL  PASSATO,  OPERANDO  OCULATE  INFILTRAZIONI   IN  POSTI  DI  RESPONSABILITA'  POLITICO-ISTITUZIONALE  DI  ENTI PUBBLICI  , MA  ANCHE IN IMPORTANTI   ISTITUTI  DI  CREDITO , BANCHE, ENTI  PRIVATI  DI  FINANZIAMENTI  E  DI PRESTITI, CHE HANNO PERMESSO E PERMETTONO IL RICICLAGGIO  DI ENORMI QUANTITA’ DI DENARO “ SPORCO” PROVENIENTE  DA ATTIVITA’ ILLECITE E  CHE IN PRATICA  ANNULLANO OGNI LEGITTIMA POSSIBILITA’ DI LEALE CONCORRENZA NEL MONDO DEL LAVORO.

PER TUTTI QUESTI MOTIVI  EMERGE LA URGENTE NECESSITA’  DI UN CAMBIAMENTO RADICALE DI TALE SISTEMA PORTATORE DI MALI SOCIALI,  CHE  PUO’  AVVENIRE  SOLTANTO ATTRAVERSO UN VOTO, UNA SCELTA RAGIONATA E CORAGGIOSA SU NUOVE FORZE POPOLARI E PROGRESSISTE, APERTAMENTE SCHIERATE CONTRO LE CASTE E LE MAFIE.

venerdì 18 gennaio 2013

LA GIUSTIZIA SOCIALE - GIUSTIZIA PENALE


     
      LA   GIUSTIZIA  SOCIALE   per una " NUOVA ERA "                                                                     www.movimentodellavoroedellacooperazione.blogspot.com  )




Cosa deve intendersi per “ GIUSTIZIA  SOCIALE “ :
La  puntuale  applicazione  e  realizzazione  nella vita sociale del Paese dei  principali e  fondamentali  principi normativi  contemplati  nella  COSTITUZIONE della REPUBBLICA ITALIANA  ,  i  cui  capisaldi  sono costituiti dal “ Lavoro “  e  dalla  “ Sovranità popolare “ .  
Al fine di poter realizzare una vera e propria  “giustizia sociale “,  gli Organi Istituzionali dello Stato  ( Parlamento  e Governo ) , oltre che richiedere nei confronti dei cittadini l’adempimento dei doveri stabiliti nella Costituzione medesima,   DEVONO garantire  ad ogni cittadino , attraverso l’esercizio delle funzioni dei propri Organi ed Enti politici e amministrativi , il pieno  rispetto e  l’attuazione di taluni importanti diritti che riguardano  :
-         Il diritto alla parità sociale e alla uguaglianza davanti alla legge(art.3)
-         Il diritto al lavoro ( art. 4 )  e  alla  tutela  del  lavoro ( art. 35 ), il diritto di collaborazione al lavoro ( art.46 )
-         Il diritto di libertà personale e di manifestazione del pensiero ( da art. 13 a art.21. )
-         Il  diritto di voto ( art. 48 ) e il diritto di associazione ( art. 49 )
-         Il diritto ad  una effettiva giustizia  fiscale  ( art. 53 )
-         Il diritto ad una efficiente ed efficace giustizia civile e penale ( art. 27  e art. 101 e seg )
-         Il diritto alla tutela della sicurezza e della salute ( art. 32 e 38 )
-         Il diritto all’istruzione ( art. 34 )
                            
                                   

PROPOSTA  DI  RISOLUZIONE  DEL  GRAVOSO  PROBLEMA  DEL  SOVRAFFOLLAMENTO  NELLE  CARCERI  ITALIANE

  Premesso  che  l'art. 27 della Costituzione vieta  che una pena detentiva sia  in violazione dei diritti umani e prevede  che la pena deve tendere alla rieducazione del carcerato e  che  la  situazione  in cui versano gli Istituti  e strutture abitative penitenziarie italiane ha raggiunto e superato ormai drammaticamente  livelli di sopportabilità  e  decenza  umana, 
-Innanzi tutto è assolutamente necessario che vengano emessi provvedimenti legislativi volti a ridefinire giuridicamente  l’Istituto penale riguardante l’ordinamento penitenziario e precisamente rivedere la possibilità  , in ordine alla esigenza  della  sicurezza sociale sulla esecuzione delle misure privative e limitative della libertà nei confronti di chi ha commesso  reati ,  di una  effettiva distinzione  applicativa nei confronti dei soggetti  , fra  reati gravi ( per esempio , . quelli che comportano pene dai cinque anni  ed oltre,)  e reati  meno  gravi, le cui pene previste sono inferiori . Cioè, tenere in luoghi e  reparti ben distinti i soggetti rientranti nel primo caso da tutti quegli altri.  Altresì, applicando  una  ulteriore importante  distinzione , sempre in ordine alla situazione giuridica processuale personale,  riguardo alla  collocazione  detentiva, fra chi è in attesa di giudizio e chi invece  deve scontare una pena divenuta esecutiva.
Per poter tradurre nella  realtà una  tale importante riforma , che  verrebbe  a  costituire  sicuramente in  modo molto  più  ragionevole e  umano   l’applicazione della giustizia penale , indubbiamente si  rendono  indispensabili maggiori strutture  penitenziarie  e  più  personale qualificato, addetto alla sorveglianza.
Allo stato  delle cose , vista la gravissima situazione di sovraffollamento nelle carceri  e  la  reale  confusione di convivenza  in  merito  alle fattispecie sopra considerate, ad eccezione di quei soggetti rientranti nella applicazione dell'articolo 41-bis ( Il c.d. carcere duro) della Legge 26/7/1975 n.354,  e  viste le attuali reali  difficoltà di carattere organizzativo  ed  economico in cui versa il nostro Paese,  si  vuole  avanzare  la  PROPOSTA , innanzi tutto ,  di  poter  rimettere in efficienza talune  tuttora  esistenti strutture  penitenziarie  dismesse e rimaste abbandonate, ma ancora utilizzabili, e  quindi inoltre  considerare come  iniziativa interessante , al fine di acquisire una più ampia disponibilità allocativa, la possibilità di  adibire le  ex  caserme  militari , ormai  dismesse, come   strutture nelle quali  ospitare  i soggetti , però sempre riguardo ai reati non gravi, sia quelli che si trovino in attesa di giudizio , sia quelli che debbano scontare pene inferiori , per esempio ai cinque anni.
Si tenga presente che le strutture prima utilizzate come caserme militari si presentano idonee allo scopo, dato che conservano le caratteristiche tipiche di locali in cui la sicurezza , appunto dal punto di vista  strutturale,  è un fattore già esistente.
 E  riguardo al personale addetto alla custodia cautelare, si può  ricorrere alla  assunzione anche di  persone aventi la qualifica di assistente sociale, specialmente se nei luoghi di restrizione  si  pongono in essere  attività  che  comportino  applicazioni  ed  impegni di carattere lavorativo e  culturale, volti al recupero e  reinserimento dei soggetti nell’ambito del sociale.
Quanto sopra, può essere  realizzato in tempi non necessariamente  lunghi e soprattutto non  comporta  oneri rilevanti di spesa  e   viene  a  costituire una  soluzione  proficua  organizzativa e di civiltà ; tutto ciò , chiaramente, in aggiunta alle norme  di legge, già esistenti,( La legge Gozzini , legge n. 663 del 1986,che dispone una serie di misure alternative alla detenzione in carcere in favore di coloro che hanno commesso un reato).Inoltre, la necessità di legiferare in merito ad una depenalizzazione dei reati considerati minori.